Questo post parla della della Scuola Pubblica. Roberto Natalini si sente incompetente su questo argomento. Da quando qualche decade fa ha ottenuto il suo diploma di maturità, i suoi contatti con questa istituzione sono avvenuti in modo sporadico e con poco senso della prospettiva (=da genitore). Per questo ha chiesto ad un’insegnante di matematica, Flavia Giannoli, di scrivere le ragioni per cui crede nella Scuola Pubblica. Grazie Flavia.
“ … io sono convinta che non esista un mestiere più bello del mio (lo scriveva Sandro Onofri ) … ex-duco significa “condurre fuori” ed è l'esatto contrario dell' “inculcare” che lei ha usato in maniera così improvvida offendendo anni e anni di studi e di pedagogia dell'insegnamento (Prof. Patrizia Tocci, L’Aquila)
SONO AL SERVIZIO DELLO STATO ITALIANO CON INCARICO DI DOCENZA NELLA SCUOLA.
Ne sono orgogliosa perché credo che la Scuola Pubblica (le maiuscole sono intenzionali) sia il luogo dove non c’è differenza tra le persone e tutti possono accedere al percorso formativo che li potrà portare ad essere cittadini consapevoli e ad entrare (e rimanere!) nel mondo del lavoro. Amo il mio lavoro perché oltre ad insegnare contenuti disciplinari specifici, posso contribuire a formare “teste ben fatte” (Edgar Morin), educate alla capacità critica ed alla riflessione autonoma. Insegnando Matematica e Fisica è naturale abituare al chiedersi il “perché” delle cose, a non dare nulla per scontato e ad essere rigorosi sulle premesse e sul procedimento prima di dare credito o fare una affermazione!
SI CELEBRANO I 150 ANNI DELL'ITALIA, REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO.
La Scuola Pubblica rappresenta un segno di alto progresso civile e democratico che rende tutti i cittadini uguali di fronte allo Stato, il quale si impegna a garantirne il diritto allo studio ed assicura la libertà dell’arte e della scienza e del loro insegnamento: non sono parole vuote, ma una realtà che in molti paesi del mondo non esiste.
Art. 33 della Costituzione italiana.
* L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
* La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
* Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
art. 34 della Costituzione italiana.
* La scuola è aperta a tutti.
* L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
* I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
* La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
PERCHE’ LA SCUOLA PUBBLICA FUNZIONA(VA) E PERCHE’ OCCORRE OGGI DIFENDERLA, (NONOSTANTE NON SIA PRIVA DI DIFETTI E QUALCHE CONTRADDIZIONE)
La Scuola Pubblica è libera ed istruisce tutti i cittadini alla conoscenza delle regole e dei pensieri, operando perché i giovani acquisiscano una dimensione di cittadinanza attiva, che si esplichi attraverso le dimensioni di una cittadinanza “competente” nell’autonomia e consapevolezza personale, in accordo anche con le attuali indicazioni europee sulle
“Competenze chiave di cittadinanza” di Lisbona. Non opera perché “si possa prendere un pezzo di carta” privo di valore (anche se a volte succede che lo si possa anche comperare), né tantomeno perché tutti si uniformino ad un modello. Non dimentichiamo che la scuola fascista aveva come modello “l’educazione dei giovani” (come ricorda Mila Spicola) e che gli insegnanti non conformi al modello venivano rimossi dall’insegnamento.
È compito specifico della scuola promuovere quegli interventi educativi capaci di far sì che le capacità personali di ogni studente si traducano in competenze spendibili e che le potenzialità della persona vengano messe in atto nella realizzazione dello sviluppo personale, di una cittadinanza attiva, della partecipazione e inclusione sociale, dell’occupazione. Per far questo la scuola pubblica si interroga continuamente e mette in atto processi di ricerca/azione basati sulla riflessione sul proprio operato ed il continuo aggiornamento pedagogico e disciplinare. A questo proposito è molto più difficile realizzare la stessa cosa in singole istituzioni private, con numeri ed esperienze ben più ristrette e, spesso, sottoposte a vincoli dettati da interessi particolari ed esigenze del tutto estranee alla certificazione delle reali competenze acquisite. La Scuola Pubblica fa ricerca pedagogica e disciplinare ed ha il dovere istituzionale di farlo, perché è al servizio di tutti i cittadini italiani: tutti, al plurale, non al singolare.
La scuola pubblica permette la trasmissione di un bagaglio culturale ampio, corretto, pluralista, libero e forma meglio di quella privata: i dati delle ultime indagini INVALSI indicano un miglioramento delle competenze dei nostri alunni e ci porrebbero più in alto nella graduatoria europea se non ci fossero gli scadenti risultati dell’insieme delle scuole private ad abbassare la media.
PERCHE’ IL LAVORO DEGLI INSEGNANTI STATALI E(RA) EFFICACE

Per raggiungere gli obiettivi educativi, gli insegnanti devono confrontarsi tra loro e programmare la didattica. Ciò nello Stato avviene a vari livelli: locali, regionali, nazionali. Gli insegnanti si riuniscono in gruppi locali e dedicano ore di lavoro alla programmazione didattica, all’ideazione di laboratori e compresenze (
per individualizzare gli interventi educativi, per il recupero, il potenziamento), ai progetti di recupero del disagio scolastico o disabilità (
socializzazione, accoglienza ed integrazione di tutti, senza discriminazioni), ai progetti di alfabetizzazione culturale
(per favorire conoscenza, cooperazione, inclusione). Il taglio indiscriminato delle risorse materiali ed umane della scuola e l’aumento degli alunni per classe rende difficile (spesso impossibile) la realizzazione di tutto questo.
Spesso gli insegnanti sono chiamati a partecipare a gruppi di lavoro regionali ed interregionali che evolvono poi in comunità di pratica per approfondimenti disciplinari e pedagogici, come sta avvenendo attualmente per le competenze europee e l’approntamento delle prove autentiche per il loro accertamento. Questo è oggi ancora possibile principalmente grazie ai fondi europei che finanziano i progetti.
Gli insegnanti devono dedicare tempo all’aggiornamento ed all’approfondimento didattico disciplinare quindi partecipano a corsi di formazione e convegni. Ormai tutto questo è quasi sempre a loro spese.
“COME” DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA?
Anche quest’ultima riforma (per ufficiale dichiarazione del Premier) è fallita miseramente, ma essa non è altro che l’ultimo atto di scelte che da vari decenni hanno prima paralizzato e poi decurtato la Scuola e la formazione, l’Università e la Ricerca. Tanti governi miopi che non hanno saputo investire con lungimiranza sui giovani e sulla ricerca, che hanno sprecato le risorse quando ce n’erano e che ora le tagliano indiscriminatamente, hanno portato il Paese a perdere colpi, a rimanere indietro.
Allora, concretamente, occorre fare “semplici” scelte coraggiose per cui servono:
rispetto
coerenza
dignità
verità
impegno
Nella Scuola, con tutte le sue ombre e luci, c’è tanta passione, tanti valori che nessuno è ancora riuscito a cancellare.Occorre credere nella Scuola e nei suoi insegnanti, come si legge nel
Manifesto degli Insegnanti, e soprattutto nei nostri ragazzi. Come dice Vecchioni “questa maledetta notte dovrà pur finire; la riempiremo noi …” (e dire che non ho mai amato Sanremo :-) ).
Un’Italia migliore c’è ed è già qui tra noi.
Flavia Giannoli
flavia.giannoli@fastwebnet.it